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giovedì 1 agosto 2019
"La forma della voce" di Naoko Yamada (Giappone 2016)
Shōya Ishida è un bambino di 11 anni come tanti che va alle elementari. Avendo un carattere esuberante non fa fatica ad avere molti amici. Un giorno nella sua classe arriva Shōko Nishimiya, una bambina molto dolce che ha una particolarità: è completamente sorda e quindi comunica attraverso un quaderno.
All'inizio la nuova arrivata viene accolta bene, poi però l'iniziale simpatia si trasforma in freddezza, fino a quando si arriva ad atti di bullismo veri e propri di cui il primo responsabile è proprio Shōya.
Il risultato finale è che Shōko è costretta a cambiare scuola.
Shōya, considerato unico responsabile della cosa, ed ormai etichettato come "bullo" perde gli amici ed inizia ad isolarsi sempre di più. Questo praticamente fino al giorno in cui, ormai liceale, decide di togliersi la vita. Cosa che non riesce a fare solo per puro caso.
A quel punto decide finalmente di andare a trovare Shōko nella sua scuola superiore per chiederle perdono, con la volontà di iniziare il suo percorso di redenzione per gli errori del passato.
giovedì 27 giugno 2019
Le parole sono importanti...ovvero l'incomunicabilità ha invaso il mondo.
Cari tutti,
non so se voi conosciate l'anime "Evangelion". Se non lo conoscete... MALE.
E' uscito nel 1995 in Giappone ed è diventato immediatamente una pietra miliare del genere.
Sarà l'atmosfera futuristica, sarà un 'aura di spiritualità particolare, sarà perchè il protagonista finalmente è un ragazzino che si comporta da ragazzino e che su un robottone semi-senziente (ma l'Eva è ben più di un robottone) non ci vuole andare neanche morto...
Sarà per questi fattori e per molti altri, ma fatto sta che Evangelion, fin dalla sua prima apparizione in Italia nel 1997su MTV, ha avuto subito un esercito di fan, esperti, appassionati e chi più ne ha più ne metta.
Io lo conobbi un poco più tardi, intorno al 2005, anche perchè io MTV non lo ricevevo e quindi ho supplito con altri mezzi e anche io ne subii il fascino.
Figuratevi quindi il mio entusiasmo quando ho saputo che sarebbe arrivato su Netflix con un nuovo doppiaggio ed adattamento (questa è una cosa che si fa per una questione di diritti), ma mi era venuto un brivido lungo la schiena quando ho saputo che all'adattamento c'era Gualtiero Cannarsi.
Costui è famoso per fare adattamenti più simili ad una traduzione pedissequa che ad un adattamento vero e proprio. Basti pensare solo alla sintassi completamente diversa tra italiano (lingua che presenta Soggetto-Verbo-Oggetto) e il giapponese (che invece è Soggetto-Oggetto-Verbo)
Purtroppo tutte le mie peggiori paure si sono avverate e, dopo 5 minuti della prima puntata, avevo già il mal di testa. Questo per il semplice fatto che, nel Giappone futuristico inventato da Hideaki Anno, si parlava come se fossimo nel 1818...con dei costrutti partoriti da un cervello in cortocircuito. Volete un esempio? Ho fatto un piccolissimo collage per voi...
Non vi basta? Ecco un altro esempio, stavolta preso dal Web.
(P.S. chi parla è un tecnico della base Nerv che indica le procedure di decollo dell'Eva)
E' chiaro che una traduzione (perchè qui non c'è nessun adattamento) del genere finisce con l'allontanare chi, magari 15enne, vorrebbe conoscere un anime di cui magari ha sentito parlare dal fratello maggiore o addirittura dal papà.
E qui andiamo al punto principale di tutto l'articolo: ci riflettiamo mai che quello che diciamo può allontanare chi magari vorrebbe conoscerci meglio?
Non sto parlando solo dei contenuti (quello è un discorso a parte e magari ne parleremo in futuro), ma anche del modo stesso di porci. Della lingua che utilizziamo per esprimerci.
Ora, Cannarsi è un caso particolare. In questi giorni ha partecipato a diverse live su YT (non vi metto i link perchè basta digitare "Cannarsi live" e vi spunta tutto) in cui:
1) parla esattamente nel modo che avete sentito nel video.
2) in pratica si giustifica dicendo che il suo intento è quello di riportare la cultura e la lingua giapponese...se poi in italiano certi costrutti sono poco comprensibili...beh, tanto peggio per l'italiano! (Beh, a questo punto bastano i sottotitoli allora...NdR)
Tralascio volutamente certe sue argomentazioni che, neanche tanto velatamente, buttavano la colpa sul pubblico (troppo ignorante) e sui doppiatori e direttore del doppiaggio (rei non non aver reso al massimo le sue battute)
Voglio dire: Cannarsi è Cannarsi..c'è poco da fare.
Ma è anche vero che il suo lavoro è la riprova che il linguaggio può dividere.
Eccome se può dividere.
Può dividere se diventa troppo lontano dall'interlocutore, se diventa mero sfoggio di eloquenza e cultura (nenache si fosse cresciuti a pane e Devoto-Oli), se viene usato come arma (fosse anche un fioretto) contro il prossimo.
Può dividere però anche se diventa semplicistico, se denota sciatteria verso noi stessi, l'interlocutore e sopratutto IL MESSAGGIO che vogliamo veicolare.
E se il messaggio è importante allora il linguaggio non deve essere nè pomposo nè banale.
Deve essere sincero. Esattamente come il messaggio.
Ecco perchè è profondamente sbagliato usare il Vangelo come se fosse un'arma.
Ecco perchè è profondamente sbagliato usare frasi fatte dove di nostro non c'è nulla.
Ecco perchè è profondamente sbagliato ripetere a pappagallo le frasette del catechismo perchè "si è sempre fatto così"
Questo non vuol dire fare tutto di testa nostra e buttare a mare tutto quello che c'era prima.
Nel passato c'è l'esperienza di chi ci ha preceduto...e per certi versi l'uomo è sempre lo stesso.
Ma alla loro esperienza si deve aggiugere la nostra.
E quale esperienza possiamo fare se ci trinceriamo nel nostro piccolo recinto fatto di abitudini (magari circondato dal filo spinato dei nostri "bei discorsi")?
Evangelion è un anime particolare perchè, a prescindere dagli adattamenti vari, parla di "incomunicabilità". Tutti i personaggi principali hanno un rapporto problematico con gli altri, specie con le figure genitoriali.
Famoso è il "dilemma del porcospino" citato molto spesso nell'anime secondo il quale " tanto più due esseri si avvicinano tra loro, molto più probabilmente si feriranno l'uno con l'altro".
Ebbene, certe volte gli aculei ce li mettiamo da soli...e li mettiamo agli altri e ci facciamo male più di quanto non sarebbe già possibile.
E allora che si fa?
E allora ci si mette il cuore...
Ma di questo ne parliamo venerdì: solennità del Sacro Cuore di Gesù.
VI abbraccio tutti e vi voglio bene
giovedì 20 giugno 2019
"Bugie d'aprile" di Naoshi Arakawa
Kosei Arima, è un ragazzo di 14 anni diverso dai ragazzi della sua età.
E'un genio della musica classica addestrato severamente da sua madre Saki, intenzionata a fare di lui un musicista di fama internazionale.
Purtroppo ad 11 anni la morte della madre per malattia gli causa un trauma psicologico molto pesante nel quale letteralmente smette di sentire i suoni e vede scomparire le note sullo spartito.
Da quel momento in poi Kosei smette di suonare il pianoforte, ma non smette di vivere come gli ha insegnato sua madre: perfettamente inquadrato, metodico, ma sostanzialmente privo di qualsivoglia emozione.
Questo finche non incontra per caso (ma esiste il "caso"?) Kaori Miyazono, una volinista che è il suo esatto opposto: estremamente solare, piena di vita e, musicalmente parlando, tutta protesa verso il lato emozionale della stessa.
Due persone agli antipodi insomma...ma che la musica unirà in un viaggio pieno di sorprese per entrambi.
mercoledì 17 ottobre 2018
YOUR NAME. di Makoto Shinkai (2016)
Giappone 2010. Nel piccolo paese rurale di Itomori vive Mitsuha Miyamizu, studentessa delle superiori. Mitsuha vive con la sorellina e la nonna, sacerdotessa del locale tempio shintoista. la sua vita quindi è inquadrata in tutta quella serie di regole e regolette proprie di un piccolo paese tradizionalista.
E ovviamente questo ambente a Mitsuha sta stretto.
Contemporaneamente a Tokio vive Taki Tachibana, anche lui studente liceale con un lavoro part time completamente immerso in quella che è la vita di una metropoli come è la capitale del Giappone.
I due non sembrano avere niente in comune se non l'età, ma un evento misterioso li costringerà a vivere l'uno dei panni dell'altra.
mercoledì 26 ottobre 2016
L'attacco dei Giganti
In una sorta di Medioevo alternativo la razza umana si ritrova a fronteggiare una pericolosa minaccia: una serie innumerevole di Giganti privi di qualsiasi intelligenza e con il solo istinto di mangiarli. Per difendersi allora si costruiscono alte mura di contenimento entro le quali si costruiscono gli insediamenti.
martedì 27 settembre 2016
"5 centimetri al secondo" di Makoto Shinkai (2007)
Takaki Tōno e Akari Shinohara vanno alle elementari e sono amici per la pelle. Alla fine dell'ultimo anno però sono costretti a separarsi. Il lavoro dei loro genitori li allontana.
Nonostante tutto cercano di mantenere vivo il loro rapporto attraverso lettere e viaggi interminabili. Passano gli anni e l'amicizia diventa qualcosa di più, ma le distanze aumentano e con essi i problemi...
"5 centimetri al secondo" è la velocità con cui cadono i petali di ciliegio quando fioriscono ed è anche il titolo del secondo lungometraggo animato di Makoto Shinkai, all'epoca 35enne animatore giapponese, degno erede di Hayao Miyazaki, che ha scritto anche sceneggiatura e soggetto (oltre che a curare la regia)
Se Miyazaki punta sulla fantasia e sulla ingenuità, Shinkai (che è suo grande ammiratore) si caratterizza per un realismo non solo delle ambientazioni, ma anche dei sentimenti.
La storia è divisa in 3 episodi in cui vediamo i due protagonisti crescere fino ad arrivare all'età adulta. Crescendo in età dovrebbe crescere anche il loro sentimento, ma non è così.
In realtà, a mio avviso, più che un film sui sentimenti è un film che parla di "distanze". Possono essere distanze fisiche, ma anche distanze spirituali.
C'è un proverbio che dice "Lontano dagli occhi, lontano dal cuore". In famiglia avevo una condizione simile (mio padre per lavoro era lontano da casa e ci stava per molto tempo)
e, a prima vista, sembrerebbe che la saggezza popolare abbia ragione in questo senso.
Sembra proprio che la "distanza fisica" sia il problema fondamentale, ma in realtà, andando avanti nella storia c'è molto altro. Così come c'era molto altro nella mia situazione familiare. Cosa?
Beh innanzitutto l'incomunicabilità: Takaki e Akai si vogliono bene, ma non riescono mai a dirselo apertamente.
Poi la maturità affettiva: alla fine il nostro Takaki (diventato programmatore) afferma di aver avuto una "storia" di 3 anni con una ragazza, ma che la cosa non era andata avanti perchè "in quei tre anni il sentimento non era cresciuto"
Ora, io sono l'ultima persona che può parlare di queste cose e quindi forse è per questo che mi chiedo: "Ma questa frase che vuol dire?"
Magari voi una risposta l'avete, io sinceramente no.
In tutto questo, a circa metà film, compare un altro personaggio: Kanae, compagna di Takaki alle medie e segretamente innamorata di lui.
Anche lei viene colpita dal morbo dell'incomunicabilità ma stavolta c'è una sorta di spiegazione (o quantomeno una giustificazione).
Fondamentalmente Kanae non si fa avanti perchè..."lo vede da un'altra parte"
Lo vede perso in una dimensione che lei pensa di non poter o saper raggiungere.
Mi viene da pensare: quanto può essere "vera" una affermazione del genere? Esistono dimensioni dell'esistenza che ti allontanano dalla realtà così tanto che chi ti ama, o pensa di amarti, desiste dal manifestarti il suo sentimento. Oppure è il "sentimento" che non è abbastanza forte (vedi sopra)? Oppure sono vere entrambe le cose?
A questa domanda però penso di saper trovare una risposta: l'Amore di Dio supera ogni dimensione dell'esistenza. Quindi se ami una persona come Dio la ama hai risolto il "problema".
Che dite? Semplicistico? Probabilmente. Sicuramente bisogna VOLERLO vivere.
Ed è questo forse il problema più grosso.
"5 centimetri al secondo" lo trovate su Youtube (versione 1080p 60fps).
Per finire vi metto il video della "sigla finale" che io ritengo stupenda.
E' un brano originale di Masajoshi Yamazaki dal titolo "One more chance, one more time"
"Cerco in ogni momento ovunque la tua immagine;
Sulle banchine al di là dei binari, nelle finestre lungo i viali.
Anche se so che non puoi essere in posti simili.
Se il mio desiderio si avverasse, vorrei essere al tuo fianco.
Non c’è nulla che non farei.
Darei tutto per poterti stringere ancora.
Se volessi solo allontanare la solitudine andrebbe bene chiunque…
Ma in questa notte di stelle cadenti non posso mentire a me stesso…"
Con queste parole (che potremmo rivolgere a Dio Padre..e Lui potrebbe rivolgere a noi),
vi abbraccio forte,
martedì 8 marzo 2016
Nausicaa della Valle del Vento
« Una potentissima civiltà industriale, sorta ad est del continente eurasiatico, nel giro di qualche secolo si diffuse in tutto il mondo privando la Terra delle sue ricchezze, inquinando l'aria e plasmando a suo piacimento le varie forme di vita. Questa civiltà mille anni dopo la propria nascita raggiunse il suo apice, a cui seguì un declino improvviso. Nella guerra nota come I sette giorni di fuoco, le città furono incendiate da nuvole di vapore velenoso. La tecnologia complessa e raffinata del passato era ormai completamente perduta. La quasi totalità della superficie terrestre era divenuta sterile e improduttiva. La civiltà industriale non risorse mai più, e gli uomini si adattarono a vivere lunghi anni di crepuscolo. »
La protagonista della storia è Nausicaa, figlia del re Jhil dell Valle del vento, che vive in una vallata molto piccola con circa 500 abitanti che, nello scenario che ci viene presentato, è un piccolo paradiso.
Infatti gran parte delle terre del pianeta sono occupate dal cosiddetto Mar Marcio (o Giungla tossica): un ambiente ostile pieno di giganteschi insetti e piante che rilasciano miasmi velenosi che si può attraversare solo con maschere speciali. Questa giungla è in espansione e Nausicaa, nel corso della storia, scoprirà la sua funzione e il segreto che c'è dietro.
La vita tutto sommato scorre tranquilla ma, parafrasando l'incipit di un noto videogioco,"l'uomo non cambia mai" quindi la pace della Valle del Vento e dei suoi abitanti verrà presto sconvolta da una nuova guerra.
In questo scenario Nausicaa sarà costretta a lasciare casa per affrontare al meglio questa situazione e, nel suo viaggio, si addentrerà sempre più nelle profondità del mistero del mondo che conosce e dell'animo umano.
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