«Per noi Cristo si è fatto obbediente fino alla morte, alla
morte di croce. Per questo Dio l’ha esaltato e gli ha dato il nome che è sopra
ogni altro nome»
(Letture bibliche: 52,13 – 53,12; Sal 30; Eb 4,14-16; 5,7-9;
Gv 18,1 – 19,42)
In questo giorno di Passione la Chiesa non celebra l’Eucaristia
perché è già passato il clima di festa: il Signore è morto e perciò siamo
chiamati a digiunare, a fare silenzio e contemplare solo la croce, segno
dell’amore folle di Dio per l’uomo.
La liturgia della parola in questa
contemplazione ci accompagna, mostrandoci nella prima lettura il Servo del
Signore nel momento in cui attua la missione di liberare il popolo dai peccati,
accettando umiliazioni e dolori: è lo stesso sacrificio che Gesù compie per la
salvezza nostra.
«Pur
essendo Figlio, imparò tuttavia l’obbedienza dalle cose che patì» ricorda
l’apostolo Paolo nella lettera agli Ebrei, e mostra a noi come la Passione di
Gesù sia veramente una passione gloriosa, perché trasforma la sconfitta in
vittoria, il luogo dell’infamia, la croce, in centro di attrazione universale: